Officina delle Immagini

Adolfo Farsari

ADOLFO FARSARI fotografo dell’album “Viste e Costumi del Giappone” a cura di Osano Shigetoshi Professore emerito e Project Professor dell’Università di Tokyo

Adolfo Farsari, il fotografo italiano che ha ritratto il Giappone di fine 800

è il titolo della mostra realizzata dall’Istituto italiano a Tokio e ospitata dall’Istituto giapponese di cultura in Roma.

64 immagini, da due album: quello della Pinacoteca Chiericati e quello dell’Istituto suore maestre di Santa Dorotea entrambi in Vicenza, illustrano il Giappone dell'epoca con immagini scattate sui luoghi o ricreate in studio.

Adolfo Farsari è un esponente di spicco della Yokohama Shashin.
Questa tecnica, consistente nel colorare a mano una stampa in bianco e nero, è nata nel quartiere degli stranieri, tra la fine dell’era Edo e gli inizi dell’era Meiji.
Gli studi fotografici confezionavano album che vendevano ai turisti come souvenir.

Di recente il nome di Adolfo Farsari viene affiancato a quelli più noti: Felice Beato approdato a Yokohama nel 1863 e del barone Raimund Von Stillfriend.

Farsari acquista da Franz, fratello di Raymond, la Japan Photografic Association e intraprende così l'attività di fotografo.

Farzare muore nel 1898 dopo aver lasciato i suoi beni alla figlia Kiku.

Adolfo scriveva ai genitori nel settembre del 1888:
Finalmente vi mando l'album promesso. Volevo fare qualcosa di straordinario ma dopotutto vedo che non ho il tempo.
L'album è simile a tutti quei che ho fatto per il commercio il frontespizio differente un po. E poi c’è la fotografia del mio ufficio con tutto ciò è il miglior album che possa sortire dal Giappone e credo anche da molti altri luoghi. Voglio sentire la vostra opinione sul mio lavoro. Non mi ricordo niente dello stato della fotografia in Italia e poi, da quel tempo, la fotografia ha fatto molti progressi. Si facevano però delle buone fotografie anche allora in Italia i migliori fotografi a Londra e New York e molte altre città principali sono italiani.

Paesaggi, suonatori di shamisen e altri strumenti tradizionali, giovani prostitute nel giardino del bordello, donne in kimono, coppie mature, pergolati di glicine, santuari portatori di lisciò, schiene tatuate ai bagni.

Rossella Menegazzo dell’Università degli Studi di Milano che ha contribuito al progetto con la conferenza d'apertura:

Questa fotografia dipinta a mano in modo magistrale mostra tre donne nel momento del pranzo. E’un esempio della ricercatezza tecnica del lavoro di Farsari e allo stesso tempo del fascino della fotografia di Yokohama in generale.
Tre giovani donne sono ritratte sedute sulle ginocchia in uno spazio adibito al pranzo mentre una di loro serve il riso bianco appena bollito ad una seconda giovane che porge il piattino, una terza con i bastoncini porta il riso alla bocca dalla ciotola.
Si tratta di una scena ricreata in studio come spesso avveniva con pochi elementi di arredo, delle figure in posa che puntava ad evidenziare gli usi e costumi legati al pranzo, il modo di mangiare il tipo di cibo, le stoviglie, le suppellettili. Tutti aspetti sicuramente esotici all'occhio straniero e quindi attraenti per il mercato delle immagini dall’Oriente di fine 800.

C'è una fotografia di gruppo, che ai più potrebbe significare poco e nulla, ci racconta, invece, la capacità imprenditoriale di Adolfo Farsari che seppe mettere insieme sotto la sua direzione dall'altra parte del mondo uno dei più grandi apprezzati studi fotografici del Giappone degli anni 80 dell'Ottocento.
La fotografia mostra il fotografo e, forse, il manager in abiti occidentali insieme ad una parte dello staff. In una lettera inviata alla sorella, nel 1889, Farsali sottolinea come avesse a suo servizio ben 31 persone tra stampatori, pittori, camerieri, cuochi, confermando il suo successo ma anche come questi studi fossero ateliers con tanti professionisti selezionati per le loro qualità e in questo Farsari sappiamo essere stato severissimo con lunghe gavette ricompensate, però, in caso di assunzione da buoni salari.

M.C.

 

 



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